Casanelbosco

Una casa passiva tra le montagne biellesi

Casanelbosco, casa passiva a Biella: il volume a capanna tra gli alberi

Nel 2011 la Regione Piemonte finanzia con un bando a fondo perduto i primi edifici a energia quasi zero, dieci anni prima che la Direttiva europea 2010/31/UE li renda obbligatori per tutte le nuove costruzioni. Casanelbosco nasce dentro quel bando come edificio pilota, per verificare una domanda precisa: una casa passiva si può costruire anche a Biella, con il clima, le imprese e il paesaggio di queste montagne, e non soltanto in Germania o in Trentino, dove lo standard è nato e si è diffuso?

Il terreno si trova a Vandorno, frazione collinare di Biella, a circa 500 metri di quota, sul margine di un bosco di castagni e querce che guarda il torrente Oremo. È un lotto stretto e lungo, al limite di un pendio scosceso, in area sottoposta a vincolo idrogeologico. Lo studio ha curato progetto architettonico, direzione lavori e coordinamento della sicurezza.

La casa è stata costruita in undici mesi da una squadra edile locale, abituata all’edilizia tradizionale, che non aveva mai realizzato un edificio passivo ed è stata formata direttamente in cantiere. A lavori finiti, la prova di tenuta all’aria ha misurato 0,38 ricambi d’aria orari a 50 Pa, contro il limite di 0,6 previsto dallo standard passivhaus.

Un lotto che decide la forma

La casa sorge a pochi metri dal ciglio del pendio, e il lotto lasciava un solo orientamento possibile: l’asse lungo dell’edificio segue quello del terreno. Il volume riprende i caratteri delle costruzioni della zona, con un tetto a capanna le cui grandi falde ripetono l’inclinazione delle pendici del Mucrone, sullo sfondo. La superficie vetrata più ampia è rivolta a ovest, verso il bosco, mentre a sud si aprono meno di sei dei ventitré metri quadrati di finestre della casa.

All’interno, un vuoto a doppia altezza occupa il centro e fa della casa un ambiente unico, una sola zona. Il soppalco che lo delimita diventa studio e biblioteca, e su quel vuoto si affacciano quasi tutte le stanze. È una scelta di spazio, non di impianto. Al piano superiore l’incontro delle falde ritaglia ambienti di altezza variabile, che seguono il profilo della copertura.

Con l’orientamento fissato dal lotto e la vetrata maggiore rivolta al bosco, la casa non poteva contare sul sole come fa di solito un edificio passivo. Il lavoro è passato tutto all’involucro, isolato senza interruzioni dalla platea al colmo.

Un involucro continuo, costruito su misura

Il terreno, sottoposto a vincolo idrogeologico, è stato messo in sicurezza con un sistema di drenaggio prima di ogni altra opera. La platea di fondazione è gettata dentro una vasca di polistirene estruso che prosegue senza interruzioni nell’isolamento delle pareti. Sotto la platea, una membrana fa da impermeabilizzazione e da barriera al radon.

Le pareti sono casseri isolanti a perdere, due lastre di polistirene espanso da 10 cm all’interno e da 20 cm all’esterno, tra le quali è stato gettato un setto in calcestruzzo armato. Non sono blocchi di catalogo: sono stati prodotti sulle misure del progetto e preassemblati in laboratorio con le armature, compresi angoli e spigoli, poi montati in cantiere. Le aperture sono state formate con telai in legno che fanno insieme da cassero per il getto e da taglio termico. Anche i solai sono prefabbricati e isolati, portanti da subito, senza casseri né puntelli. All’interno, una struttura di pilastri in acciaio e travi reticolari sostituisce il telaio in calcestruzzo e riduce i tempi di montaggio.

La copertura è in legno lamellare, con 40 cm di isolamento in tre strati. Sotto il tavolato, pannelli di lana di roccia ad alta densità danno la massa necessaria allo sfasamento estivo. Sopra, polistirene e pannelli in poliuretano, con una microventilazione integrata sotto il manto. Platea, pareti e copertura si saldano così in un unico guscio isolante, senza ponti termici.

I serramenti a triplo vetro sono posati su controtelai isolati, realizzati per questo progetto, con un elemento in vetro cellulare alla base e la soglia isolata. Termografie e prova di tenuta all’aria hanno poi verificato i punti critici dell’involucro, a partire dalle finestre e dal portoncino d’ingresso. Quattro mesi dopo l’avvio dei lavori erano già in opera i casseri del primo piano.

Una casa senza impianto di riscaldamento

Con un involucro di queste prestazioni, Casanelbosco non ha un impianto di riscaldamento tradizionale. Riscaldamento e raffrescamento sono affidati a un sistema a tutt’aria in pompa di calore che lavora insieme alla ventilazione meccanica controllata e porta l’aria in ogni stanza, nella quantità prevista, attraverso bocchette calibrate.

L’acqua calda sanitaria è prodotta da un boiler in pompa di calore. Un impianto fotovoltaico da 4,4 kWp, su una pensilina esterna alla casa, produce l’energia elettrica.

L’impianto elettrico è integrato da una rete domotica in protocollo KNX, che avvia gli elettrodomestici nelle ore di massima produzione del fotovoltaico e misura separatamente i consumi dei diversi impianti. La casa è dotata anche di un sistema di allarme perimetrale e di videosorveglianza.

Le verifiche

Il fabbisogno di energia per il riscaldamento è di 13,9 kWh/m²a secondo il calcolo della Regione Piemonte. L’energy manager del progetto, l’ing. Marco Boscolo, ha poi verificato l’edificio con il PHPP, il software di calcolo del Passivhaus Institut, che conferma il fabbisogno sotto i 15 kWh/m²a, nei limiti della casa passiva.

Nel febbraio 2013 Finpiemonte, la società finanziaria della Regione, ha approvato la rendicontazione finale dell’intervento e il contributo del bando. Il Politecnico di Torino, ente di controllo del bando, ha monitorato la casa per un anno dalla messa in esercizio, e i dati raccolti sono diventati una tesi di laurea.

Dati di progetto

Luogo Biella, località Vandorno, 512 m s.l.m.
Zona climatica E, 2.589 gradi giorno
Superficie commerciale circa 200 m²
Rapporto S/V 0,78
Trasmittanza media superfici opache 0,119 W/m²K
Trasmittanza media serramenti 0,81 W/m²K
Tenuta all’aria (n50) 0,38 h-1
Fabbisogno per riscaldamento 13,9 kWh/m²a (calcolo regionale), inferiore a 15 kWh/m²a (verifica PHPP)
Fabbisogno per raffrescamento 4,8 kWh/m²a (calcolo regionale)
Fotovoltaico 4,4 kWp
Durata del cantiere 11 mesi

Crediti

Progetto architettonico, direzione lavori e coordinamento della sicurezza: Grotto & Buscaglia architetti
Energy manager e verifica PHPP: ing. Marco Boscolo
Progettazione strutturale e verifiche antisismiche: ing. Claudio Ramella Pezza
Realizzato con il contributo della Regione Piemonte, bando “Contributi a fondo perduto per edifici a energia quasi zero”, L.R. 23/2002, D.G.R. 41-2373 del 22/07/2011


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Progetto e realizzazione: 2011-2013